Da Caligari a Hitler. Una storia psicologica del cinema tedesco di Siegfried Kracauer

Contenuto.
Uno dei “classici” della storiografia cinematografica, un fondamentale testo di riferimento per la conoscenza dell’evoluzione del cinema tedesco tra le due guerre, uno dei modelli più avanzati sul piano internazionale, in competizione (ma anche in una posizione di continuo interscambio) con quello hollywoodiano. Al contempo è un magistrale contributo teorico, la cui ricchezza metodologica non è stata ancora compiutamente colta e sviluppata. È un saggio di sociologia del cinema, impostato sulla stretta connessione tra film weimariano e situazione del ceto medio tedesco, che finirà col diventare determinante base sociale del regime hitleriano. Propone un’applicazione al cinema della teoria psicanalitica. Ma è anche una lettura del film in chiave fenomenologica, ispirata al pensiero di Simmel. Ed è un saggio di iconografia, ancorato ai più originali fondamenti del metodo di Panofsky. Il libro, pubblicato in Italia nel 1954, viene riproposto in un’edizione interamente rivista, arricchita di un’antologia di recensioni (dedicate ad alcune delle opere più celebri del cinema tedesco) pubblicate dall’autore negli anni ’20 e ’30.

PER ACQUISTARLO CLICCA SULLA COPERTINA QUI SOTTO

2 Risposte

  1. “Il cinema [oggi la televisione] riflette in modo più diretto di altri mezzi artistici la mentalità di una nazione per due motivi. Primo: il film [oggi i programmi TV] non è mai prodotto di un individuo. [...] Secondo: i film [oggi i programmi TV] si rivolgono alla folla anonima e l’attraggono. Perciò è lecito supporre che i film [i programmi TV] popolari soddisfino effettivi desideri di massa. [...] L’industria cinematografica [televisiva] non può permettersi di ignorare ciò che è spontaneo nel pubblico, [e, dato che è][...] per sua natura interessata al guadagno, dovrà adattarsi per quanto possibile ai mutamenti del clima psicologico. [pp.51-52]
    Nella Germania pre-nazista le ambizioni del ceto medio si infilarono in tutti gli strati, gareggiando con le aspirazioni politiche della sinistra e colmando altresì i vuoti spirituali del ceto superiore. [...] la crisi economica internazionale fece svanire il miraggio della stabilizzazione, liquidò ciò che ancora restava del retroterra medio-borghese e della democrazia, e con la disoccupazione di massa completò lo scoramento generale. Fu sulle rovine di un ‘sistema’ che non aveva mai avuto una vera struttura che prosperò lo spirito nazista. [...] Anche il comportamento di vasti strati del ceto medio parve determinato da forze irresistibili. In un saggio del 1930 additavo le pretese spiccatamente borghesi della maggioranza degli impiegati tedeschi, le cui condizioni economiche e sociali erano pari o addirittura inferiori a quelle degli operai. Benché non potesse più sperare nella sicurezza borghese, questa gente del basso ceto medio disprezzava tutte le dottrine e gli ideali più coerenti con il suo stato, [...] e invece di capire che sostenendo la democrazia avrebbero fatto in fin dei conti il proprio interesse, preferirono, [come i piccoli negozianti, i commercianti e gli artigiani], ascoltare le promesse naziste. La resa al nazismo fu dettata, in loro, più da fissazioni emotive che da una presa di coscienza dei dati reali.”
    [pp. 54-56]

  2. Corsi e ricorsi che tristemente si ripetono….
    Magari imparassimo dagli errori
    xx:

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.