Tre uomini in barca (per non parlare del cane) di Jerome K. Jerome

Un libro che mi ha sorpreso per la freschezza dell’umorismo e che mi ha fatto trovare un grande predecessore di Wodehouse (anzi credo proprio che Jerome gli sia superiore).
Rimarrete ammirati dalla sua capacità di prendere la vostra intelligenza per mano e condurla, fino alle lacrime, dove vuole lui.
Farete fatica a rileggere ad altre persone i brani più entusiasmanti, perché le vostre parole saranno continuamente interrotte dalle convulsioni: ci sono intere parti veramente esilaranti, scritte con un’abilità e con una capacità analitica e descrittiva formidabili.
Per concludere: lo consiglio a tutti quelli che vogliono ridere veramente di gusto (e senza dover accettare volgarità).
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La danza del gabbiano di Andrea Camilleri

Contenuto.
Prima di morire i gabbiani agitano freneticamente le ali in una sorta di danza macabra. Montalbano si lascia incantare dal gabbiano morente dalla finestra della sua casa di Marinella, ma fa presto a dimenticarlo. Sta infatti per andare in vacanza con Livia che è già giunta a Vigàta. Solo un salto al commissariato per lasciare tutto in ordine e poi finalmente partire. Giunto in ufficio Montalbano chiama i suoi a raccolta. Manca solo Fazio, il più fedele e puntuale dei suoi uomini. Non è tornato a casa, il cellulare è muto; il timore diventa allarme. Il commissario ripercorre le più recenti tracce di Fazio: è stato visto per l’ultima volta al molo, aveva appuntamento con un vecchio compagno di scuola, un ex ballerino finito nei pasticci. Qualcuno poi l’ha notato in campagna, in una zona disseminata di pozzi artesiani, forse un cimitero di mafia. E in effetti un primo cadavere affiora.

la danza del gabbiano

Marina di Carlos Ruiz Zafòn

Contenuto.
Barcellona, fine anni Settanta. Óscar Drai è un giovane studente che trascorre gli anni della sua adolescenza in un cupo collegio della città catalana. Colmo di quella dolorosa energia così tipica dell’età, fatta in parti uguali di sogno e insofferenza, Óscar ama allontanarsi non visto dalle soffocanti mura del convitto, per perdersi nel dedalo di vie, ville e palazzi di quartieri che trasudano a ogni angolo storia e mistero. In occasione di una di queste fughe il giovane si lascia rapire da una musica che lo porta fino alle finestre di una casa. All’interno, un antico grammofono suona un’ammaliante canzone per voce e pianoforte. Nel momento in cui sottrae l’oggetto e scappa, è sopraffatto da un gesto che risulta inspiegabile a lui per primo. Qualche giorno dopo tutto gli apparirà tanto chiaro quanto splendidamente misterioso. Tornando sui suoi passi per restituire il maltolto, infatti, Óscar incontra la giovane Marina e il suo enigmatico padre, il pittore Germàn. E niente per lui sarà più come prima. Il suo innato amore per il mistero si intreccerà da quel momento ai segreti inconfessabili del passato di una famiglia e di una Barcellona sempre più amata: segreti che lo spingeranno non solo alla più lunga fuga mai tentata dal detestato collegio, ma anche verso l’irrevocabile fine della sua adolescenza. Scritto prima de “L’ombra del vento” e “Il gioco dell’angelo” questo romanzo ne anticipa i grandi temi: gli enigmi del passato, l’amore per la conoscenza, la bellezza gotica e senza tempo di Barcellona.

Marina di Carlos Ruiz Zafòn

Classifica 7 giugno – 5 luglio 2009

Il silenzio dei chiostri di Alicia Giménez-Bartlett

Contenuto
Petra, il poliziotto più duro ed efficiente del distretto di Barcellona, s’è sposata, e contrasta la maliziosa innocenza dei figli del marito Marcos. Anche il vice Garzón s’è sposato, ma lui si sente oppresso dalle infinite attenzioni dell’impeccabile moglie. Perciò, giunge loro come un sollievo amaro questo caso. Un omicidio nel convento delle sorelle del Cuore Immacolato, reso ancor più scabroso dalle modalità in cui sembra avvenuto. Il cadavere di frate Cristóbal dello Spirito Santo è stato ritrovato accanto alla teca che custodiva il Beato Asercio de Montcada. E il corpo sacro, miracolosamente incorrotto, intorno al quale, da esperto di reliquie, lavorava l’erudito cistercense, è scomparso. A intorbidare le piste, deviandole al soprannaturale, vi è poi un enigmatico biglietto: “cercatemi dove più non posso stare”. Davanti a Petra e a Garzón si squaderna un ventaglio contraddittorio di ipotesi fantasiose che devono malvolentieri verificare, in un ambiente odoroso di incenso ma alquanto reticente. E sono perfino tentati da una tecnica d’indagine deduttiva che è loro estranea. Ma presto il realismo s’impone: “faccio fatica a credere a ciò che esula dalla mentalità comune”, e la coriacea detective e il suo aiutante dai modi spicci e dalle mille fisime, riprendono il metodo abituale, faticoso e di strada.

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Il silenzio dei chiostri

Io sono Dio di Giorgio Faletti

Contenuto
Non c’è morbosità apparente dietro le azioni del serial killer che tiene in scacco la città di New York. Non sceglie le vittime seguendo complicati percorsi mentali. Non le guarda negli occhi a una a una mentre muoiono, anche perché non avrebbe abbastanza occhi per farlo. Una giovane detective che nasconde i propri drammi personali dietro a una solida immagine e un fotoreporter con un passato discutibile da farsi perdonare sono l’unica speranza di poter fermare uno psicopatico che nemmeno rivendica le proprie azioni. Un uomo che sta compiendo una vendetta terribile per un dolore che affonda le radici in una delle più grandi tragedie americane. Un uomo che dice di essere dio.

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Io sono Dio

Classifica 20 aprile – 6 giugno 2009

Una nuova terra di Jhumpa Lahiri

Contenuto
Otto storie che ci portano da Cambridge e Seattle fino all’India e alla Thailandia, entrando nelle esistenze di sorelle, fratelli, padri, madri, nipoti e figli, amici e amanti. Come spesso accade nei racconti della scrittrice indiana, anche in queste pagine la situazione di partenza viene spesso rovesciata da un colpo di scena, uno scatto che cambia la prospettiva. I temi che ricorrono in queste pagine sono quelli a lei cari: la difficoltà dell’integrazione anche per gli immigrati di seconda generazione, il senso di estraniamento, di non appartenenza, il trauma del passaggio, di quello che si è lasciato indietro e di quelio che ancora non si è completamente fatto proprio.

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Una nuova terra di Jhumpa Lahiri

Il volto dello specchio di Daniela Iannone

Contenuto.
Prima Elena. Poi Margot. Due morti collegate al filo della prostituzione e un caso difficile per l’ispettore Valerio Cordaro. Tra gli indiziati un insospettabile onorevole, un giovane poliomielitico e un meccanico violento, coinvolti in un giro a luci rosse, come il sangue delle vittime. Ne Il volto dello specchio corrono paralleli i nodi dell’indagine, da sciogliere, e i chiaroscuri della natura sessuale di Cordaro, destinati, forse, a essere risolti. Un thriller in cui la realtà si mostra molteplice e poliedrica come le facce del cubo di Rubik: vari colori si mescolano per poi ricomporsi in un ordine armonico.

“Chiuse gli occhi; c’era qualcosa che lo turbava. Non era per un qualunque motivo di lavoro e nemmeno per l’incubo, perché non era la prima volta che si svegliava un secondo prima di schiantarsi al suolo dopo essere precipitato da un grattacielo. No, non era neppure quello, ma tuttavia c’era qualcosa… Maledizione, quella giornata ancora non voleva finire”.

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Post n. 1
Il volto dello specchio” è il veicolo con cui Daniela Iannone conduce il lettore verso un’atipica ambientazione alla scoperta di nuove realtà. Il romanzo poliziesco non presenta nulla di nuovo poiché in esso sono presenti tutti gli elementi che caratterizzano opere dello stesso genere, ciò che lo rende una voce fuori dal coro non risiede tanto nella scelta dei personaggi, quanto dalla loro collocazione sociale. Scelta senz’altro difficile presentare la vita di un omosessuale. Ambizioso carpirne il reale ritratto. Coraggioso raccontarlo nella società in cui viviamo, una società incapace di fare autocritica, che diversifica, che ghettizza, che confonde gli animi creando stereotipi e modelli a cui ispirarsi. È facile quindi scivolare nella retorica e la chiave sta nella concezione che l’autrice ha. Daniela Iannone con estrema naturalezza racconta Valerio. In una fitta trama poliziesca, Valerio si trova a dover risolvere un caso intriso di misteriosi avvenimenti in un’atmosfera estremamente trasgressiva. Cresciuto in un contesto familiare decisamente ostile, Valerio è un uomo molto attraente e realizzato nel proprio lavoro ma sofferente per dover reprimere il suo istinto paterno. È una persona equilibrata, pudica e fedele. Significativo il simbolismo a cui fa ricorso l’autrice nell’occasione dell’incontro dell’amore della sua vita.

Dove andiamo, papà? Vivere, piangere, ridere con due figli diversi dagli altri di Jean-Louis Fournier

Contenuto.
Un cielo un po’ maldestro ha regalato a Jean-Louis Fournier due miracoli alla rovescia: Mathieu e Thomas, figli “venuti male”, nati a qualche anno di distanza l’uno dall’altro e presto rivelatisi incapaci di crescere, muoversi, comunicare come tutti gli altri. Di fronte a questo dramma, Fournier, umorista di professione, reagisce nell’unico modo che sa: con l’ironia. Per dimostrare che ridere è umano, necessario, anzi, vitale. Quasi un dovere nei confronti di chi, come i suoi figli, è spesso condannato a subire l’ipocrisia del politicamente corretto, dei silenzi imbarazzati, degli sguardi obliqui e fugaci, delle lugubri facce di circostanza. Con questo piccolo libro pieno di humor, di dolcezza e di crudeltà, l’autore si rivolge a Mathieu e Thomas per mettere a nudo tutto l’amore, le frustrazioni, le speranze e le paure che un padre, qualsiasi padre, prova nel veder crescere i propri bambini. E intanto fa piazza pulita di tabù e pregiudizi, per restituire ai suoi figli, amatissime e misteriose creature “dalla testa piena di paglia”, tutta l’umanità e la dignità che loro spetta.

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Cronologia di una scoperta di Rita Levi-Montalcini

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In questo libro Rita Levi-Montalcini racconta la storia della scoperta per la quale nel 1986 ricevette il Nobel per la medicina. La storia non tanto e solo degli esiti di una mirabile ricerca, ma di una lunga avventura scientifica i cui sviluppi non smettono di dare frutti. Nel primo dopoguerra, trasferitasi negli Stati Uniti per un breve soggiorno di studio che sarebbe invece durato trent’anni, l’illustre scienziata si dedicò allo studio in vitro di embrioni di pollo nei quali aveva innestato un tumore maligno di topo. Il Nerve Growth Factor (NGF), scoperto nel 1952 come fattore capace di potenziare i processi di crescita e differenziazione di neuroni, è oggi considerata la molecola a ben più ampio raggio di azione. Il lungo viaggio nel cervello e nel sistema nervoso intrapreso da Rita Levi-Montalcini sessan’anni fa, continua tuttora ad affascinare sia gli studiosi, per gli scenari impensabili che ha aperto, sia i non addetti ai lavori per il rigore e la coerenza che fanno della donna e dello scienziato Rita Levi-Montalcini un caso unico nel panorama scientifico internazionale. In occasione del suo centesimo compleanno, quindi, si offre ai suoi lettori, quale migliore omaggio, la storia del NGF paragonabile alla scoperta di un continente sommerso rivelato dalla sua sommità emergente.

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Con un piede impigliato nella storia di Anna Negri

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È il maggio del 1977 quando in casa Negri irrompono i carabinieri a mitra spianati. La dodicenne Anna li guarda a lungo, rabbrividisce al contatto della canna fredda dell’arma sulla pancia attraverso la canottiera e poi scoppia a ridere. Anna è la figlia di Toni Negri ed è una testimone privilegiata di un periodo ancora caldo nella storia contemporanea italiana. Una testimone suo malgrado. Né vittima, né carnefice, semplicemente una ragazza. Da un lato c’è la figura paterna, assente, contraddittoria, complessa, capace di suscitare alternativamente sarcasmo e invidia nei compagni di scuola di Anna. Dall’altro, un percorso di crescita e maturazione che ha come tutori hippy e intellettuali, famiglie “bene” e rivoluzionari armi in pugno. Sullo sfondo il terrorismo, la politica extraparlamentare, i movimenti. E poi il padre in carcere, Parigi, l’irreperibilità, la solitudine. Ma tutto, ancora una volta, viene ricondotto a lei, Anna. Anna che soffre di disturbi alimentari, che si innamora, che cerca stabilità nella sfuggente figura paterna, che mal tollera la nevrotica sfida della madre nel tenere unita la famiglia, che prova a vivere una vita normale sui banchi di scuola. Anna che, ancora oggi, cammina con un piede impigliato nella Storia.

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Le Mille e una Notte

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Da un codice del XIII secolo. Il re Shazenan, tradito dalla moglie e convinto della perfidia di tutte le donne, decide di passare ogni notte con una fanciulla diversa, che al mattino farà uccidere. Così vanno le cose finché la bella Scheherazade, una notte non riesce a destare la curiosità del re, prendendo a narrargli una novella la cui conclusione viene rimandata alla notte successiva. Venuto il momento, però, la saggia Scheherazade inserisce sul filone della prima storia un altro racconto senza pur terminarlo e ancora una volta la continuazione è rinviata alla notte successiva. Valendosi di questo stratagemma, la narratrice va avanti per mille e una notte quando il re deciderà di sposarla e tenerla con sé come sposa e come regina.

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Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcìa Màrquez

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Da José Arcadie ad Aureliano Babilonia, dalla scoperta del ghiaccio alle pergamene dello zingaro Melquíades finalmente decifrate: cent’anni di solitudine della grande famiglia Buendía, i cui componenti vengono al mondo, si accoppiano e muoiono per inseguire un destino ineluttabile. Con questo romanzo tumultuoso che usa i toni della favola, sorretto da un linguaggio portentoso e un’inarrestabile fantasia, Gabriel Garcia Màrquez ha saputo rifondare la realtà e, attraverso Macondo, il mitico villaggio sperduto fra le paludi, creare un vero e proprio paradigma dell’esistenza umana. In questo universo di solitudini incrociate, impenetrabili ed eterne, galleggia una moltitudine di eroi predestinati alla sconfitta, cui fanno da contraltare la solidità e la sensatezza dei personaggi femminili. Pubblicato nel 1967, scritto in diciotto mesi ma meditato per più di tre lustri, “Cent’anni di solitudine” rimane un capolavoro insuperato e insuperabile, un romanzo tra i più amati di sempre che, in occasione del quarantesimo anniversario della prima pubblicazione, gli Oscar Mondadori propongono in un’edizione speciale arricchita da un documento d’eccezione: la lettera con cui “Gabo” presentava il manoscritto dell’opera al suo editore.

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Dopo lunga e penosa malattia di Andrea Vitali

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Sono le tre di notte del 4 novembre. Il dottor Carlo Lonati viene chiamato per un’urgenza, il paziente lo conosce bene. Attraversa sotto una pioggia micronizzata i cinquecento metri che lo separano dalla casa del notaio Luciano Galimberti, suo antico compagno di bagordi. Può solo constatarne la morte per infarto. Ma c’è qualcosa che non lo convince, e nelle ore successive arrivano altri indizi e i sospetti crescono. Il dottore non può fare a meno di indagare: vuole sapere se il suo vecchio amico è davvero morto per cause naturali. Per farlo, dovrà conquistare la fiducia della moglie e della figlia di Galimberti. E scoprire che la verità si trova forse sull’altra sponda del lago di Como. “Dopo lunga e penosa malattia” è l’unico giallo scritto da Andrea Vitali. E forse non è un caso che abbia come protagonista un medico sensibile e acuto. L’indagine è concentrata in una settimana, tra le esitazioni dell’improvvisato detective e il moltiplicarsi di tracce e confidenze, fino al colpo di scena finale.

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Nel bianco di Ken Follett

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È la vigilia di Natale. In una cittadina non lontana da Glasgow scatta l’allarme rosso in un elegante edificio vittoriano, sede dell’Oxenford Medical. Qualcuno, nonostante i sofisticati sistemi di sorveglianza, è riuscito a sottrarre dall’area protetta due dosi di un farmaco sperimentale, un antidoto del Madoba-2, una pericolosa variante del virus Ebola su cui da tempo si stanno conducendo ricerche. Il dipartimento della Difesa americano, che ha fatto grossi investimenti sul progetto, non nasconde la sua preoccupazione. E così pure Stanley Oxenford, lo scienziato proprietario del laboratorio, e Antonia Gallo, la sua affascinante collaboratrice, responsabile della sicurezza. Nessuno di loro sa che questo è solo l’antefatto…

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Un giorno di gloria per Miss Pettigrew di Winifred Watson

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E una fredda, grigia, nebbiosa giornata di novembre degli anni Trenta a Londra e Miss Pettigrew, il cappotto di un indefinibile, orrendo marrone, l’aria di una spigolosa signora di mezza età e un’espressione timida e frustrata negli occhi, è alla porta di un appartamento al 5 di Onslow Mansions, in uno dei quartieri più eleganti della capitale inglese. Stamani si è presentata come sempre al collocamento e l’impiegata le ha dato l’indirizzo di Onslow Mansions e un nome: Miss LaFosse. L’edifìcio in cui si trova l’appartamento è tanto esclusivo e ricercato da metterle soggezione. Miss Pettigrew coi suoi abiti logori, il suo mesto decoro e il coraggio perduto nelle settimane trascorse con lo spauracchio dell’ospizio dei poveri, suona ripetutamente prima che la porta si spalanchi e appaia sulla soglia una giovane donna. È una creatura così incantevole da richiamare subito alla mente le bellezze del cinematografo. Miss Pettigrew sa tutto delle dive del cinematografo: ogni settimana per oltre due ore vive nel mondo fatato del cinema, dove non ci sono genitori prepotenti e orridi pargoli a vessarla. Miss LaFosse la fa entrare e poi scompare nella camera da letto, per ricomparire poco dopo seguita da un uomo in veste da camera, di una seta dalle tinte così abbaglianti che Miss Pettigrew deve socchiudere gli occhi. In preda all’ansia, stringendo la borsetta fra le dita tremanti, Miss Pettigrew si sente sconfitta e abbandonata prima ancora che la battaglia per l’assunzione cominci, ma anche elettrizzata.

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Caffè Babilonia di Marsha Mehran

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Marjan, Bahar e Layla Aminpour sono tre sorelle di ventisette, ventiquattro e quindici anni, fuggite dall’Iran ai tempi della cacciata dello scià e della rivoluzione khomeinista. Dopo un breve soggiorno a Londra, capitano un giorno in un paesino dell’Irlanda occidentale, dove decidono di prendere in affitto dalla vedova di un panettiere italiano la sua panetteria per farci un locale etnico: il Caffè Babilonia. Ma gli inizi non saranno facili. Da una giovane scrittrice iraniana, rifugiata in Argentina durante la rivoluzione khomeinista, un romanzo che, con la stessa ironia di “Chocolat”, narra dei conflitti di gola e di razza del nostro tempo.

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Non vi lascerò orfani di Daria Bignardi

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La sopravvivenza dei figli ai genitori è vista in tutte le tradizioni come un fatto naturale. A maggior ragione quando la scomparsa del genitore non lascia un piccolo orfano ma un orfano adulto. Eppure il dolore dell’orfano adulto non è meno intenso. L’opera di Daria Bignardi scava in questo dolore, lo analizza, lo racconta. La morte della madre è, insieme, il momento della sofferenza e quello del confronto con la prima vita altrui con la quale si è venuti a contatto – e quindi con la propria stessa vita: l’infanzia dei ricordi, l’adolescenza dei contrasti, la giovinezza delle fughe, l’irreale maturità. La morte di una madre ci fa sentire parte di una storia di famiglia, di un mondo, di una genealogia, addirittura di un periodo storico. E di un racconto: il racconto di queste pagine nelle quali sarà, per chiunque, pur nell’assoluta singolarità della voce narrante, facilissimo riconoscersi.

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Il mio nome è Rosso di Orhan Pamuk

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Istanbul, 1591. Tra i miniaturisti e illustratori al lavoro nel Palazzo del Sultano si nasconde un feroce assassino. Per smascherarlo Nero è disposto a tutto, anche a rischiare la vita. Perché se fallisce, per lui non ci sarà futuro con la bella Sekure, non ci sarà l’amore che ha sognato per dodici anni.

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Post n. 1 di Patrizia Bissattini
Purtroppo non sono riuscita ad andare oltre le 30 pagine. Qualcuno può spiegarmi qual’è il modo migliore per approcciare questo libro? La persona che me lo ha consigliato e di cui mi fido molto, lo ha trovato fantastico. Ho io qualcosa che non va?

Post n. 2 di Loredana Fiumara
Niente che non vada in te, Patrizia; ho avuto anch’io qualche difficoltà, l’ho iniziato e abbandonato più volte prima di trovare le giusta spinta e motivazione per finirlo.
E’ un bel romanzo; una storia d’amore e di misteri; tuttavia cadenzato da una eccessiva lentezza che finisce per annacquare le trovate narrative e gli slanci che pure la storia contiene.
Mi permetto di dire (forse è una bestemmia) che c’è in Pamuk una forte compromissione poetica! Uno stile e un linguaggio, sicuramente eccelsi (non per niente gli sono valsi il Nobel) che però stancano anche il lettore più navigato.
Ma se arrivi alla fine, o meglio, se riesci a superare il giro di boa, troverai che se del bello e supremo c’è in questo libro, forse è proprio in ciò che all’inizio non riuscivi a sopportare. Propio nella lentezza nella malinconia si disvela la grande prosa di Pamuk e la sua capacità di offrire all’occidente uno spaccato di una citta dalle mille seduzioni e dagli infiniti contrasti.

Post n. 3 di Roberto Giorgi
Stessa situazione di Patrizia, l’ho iniziato a fine 2006. Un po’ di pagine con grande fatica, e poi basta. Lo tengo sempre in bella vista cosi forse mi riprenderà la voglia, la curiosità non è mai andata via!

Post n. 4 di Maria Grazia Colucci
mi conforta leggere di altri con le mie stesse difficoltà!Il mio nome è Rosso è un libro che ho iniziato relativamente da poco,consigliatomi da una persona che ne era rimasta entusiasta.io,per parte mia,non ho ancora capito (ormai a pag 50) se mi piace o meno, e se sono lenta io o è lento lui (il libro).devo confessare che sono recidivia rispetto a Pamuk,perchè mi è successa la stessa cosa con Istanbul che,ad un certo punto,ho proprio abbandonato.Rosso è sicuramente più affascinante nella narrazione,ma riuscirò mai ad arrivare fino all’ultima pagina?

Post n. 5 di Marina Melis ha risposto al post di Maria Grazia
Auguri!!!Io l’ho mollato a poche pagine dalla fine…Ad un certo punto nn mene fregava più niente di chi avesse ucciso il miniaturista… Ho cercato su Internet esempi di questa arte descritta così minuziosamente ma nn ho trovato nulla, che delusione!
Ho comprato La casa del silenzio ma è ancora incellofanato…

Post n. 6 di Maria Grazia Colucci ha risposto al post di Marina
procedo,lentamente ma procedo,ormai è diventata una questione di principio tra me e Pamuk!l’unica certezza che ho è che quando e se finirò,per reazione leggerò solo i libri della serie Harmony….

Post n. 7 di Marina Melis ha risposto al post di Maria Grazia
^_^ Ti capisco…Mi permetto di consigliarti un libro di cui nn ho visto discussioni ( nn ho letto tutti gli argomenti…), Sardinia blues di Soriga, vabbè son sarda, però è veramente bello. Se soppravvivi a Pamuk puoi leggerti questo in due pomeriggi, anche se io l’ho centellinato…

Classifica 30 marzo – 19 aprile 2009

Mia sorella è una foca monaca di Christian Frascella

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“Tempo fa mi è capitato tra le mani questo libro. Con cosa avessi a che fare l’ho capito dopo un po’, man mano che ogni pagina mi strappava il sorriso, e alla fine, quando mi sono scoperto commosso nonostante i dialoghi irresistibili e le risate. Il protagonista della storia è un buffo ragazzo, tenero e insopportabile insieme. Uno convinto di picchiare duro, ma che finisce steso in due secondi nel cortile della scuola; che straparla e non piange mai, nascondendo sogni e fragilità dietro un’irriducibile arroganza, pur continuando a buscarle ogni giorno dalla vita, e perfino da Chiara, la ragazza bella e inaccessibile di cui s’innamora. Uno così o lo ami o lo odi, e io l’ho amato, questo sedicenne protagonista di un romanzo in cui ho ritrovato tutta la gloriosa tradizione dei perdenti di talento, dal “Giovane Holden” ai personaggi di John Fante, col loro immancabile campionario di lividi. Ecco dunque che c’è un padre – “il Capo” – quasi alcolista; e c’è la “Foca Monaca”, ubbidiente e grigiastra sorella timorata di Dio. Quanto alla madre, è scappata col tizio della stazione di servizio. La periferia torinese di fine anni Ottanta e il Muro di Berlino che crolla, insieme a un gioco di rimandi pop e cinematografici e a una scrittura esilarante quanto aggressiva nel suo realismo, fanno da sfondo a questo esordio: la prova che la narrativa italiana si muove, in direzioni nuove, inaspettate e potenti.” (Giuseppe Genna)

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Sei Stato tu? La Costituzione attraverso le domande dei bambini di Gherardo Colombo, Anna Sarfatti

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I principi della Costituzione spiegati ai ragazzi con semplicità da uno stimato ex magistrato e da un’attivissima scrittrice e insegnante. Gherardo Colombo e Anna Sarfatti firmano insieme un testo per giovani lettori e per adulti curiosi, che nasce sul campo, dai loro incontri coi ragazzi. Ogni tema è al centro di un capitolo, ogni capitolo è suddiviso in domande. Tra queste: Ma noi bambini siamo cittadini? E i bambini nella pancia della mamma? Certe volte i maestri hanno le preferenze tra i bambini. Ma la Costituzione non dice che siamo tutti uguali? Che cosa può fare un bambino se lo trattano male in famiglia? I grandi non ci ascoltano, non gli interessa quello che pensiamo. E poi non possiamo votare. Siamo cittadini meno importanti? Un libro semplice e completo per capire come funziona il nostro Stato. Un testo di educazione civica che risponde alle grandi domande dei piccoli e non solo, seguendo le indicazioni ministeriali per l’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione” nelle scuole. Età di lettura: da 9 anni.

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La soglia della sostenibilità ovvero quello che il Pil non dice di Federico M. Pulselli, Simone Bastianoni, Nadia Marchettini, Enzo Tiezzi

Contenuto.
L’inizio del terzo millennio sancisce il tramonto del Pil, e cioè dell’indicatore della ricchezza prodotta da un paese, come unico e solo parametro per misurare la salute di una società. Già da qualche tempo, gli studiosi segnalano la necessità di rompere gli steccati che separano l’economia dalle scienze dell’ambiente e di approfondire ogni possibile integrazione tra l’organizzazione economica, e le politiche ambientali e sociali, al fine di realizzare una piena sostenibilità. In effetti, le condizioni in cui versano il pianeta, gli ecosistemi, le risorse naturali e parte della popolazione umana, fanno pensare alla fallacia della crescita economica come unica soluzione dei problemi delle nostre società. Lo scopo del libro è mettere in evidenza la radice ambientale dell’economia e riaffermare i fondamenti biofisici e termodinamici della vita. Il libro introduce e descrive la metodologia di un nuovo indicatore economico della sostenibilità (ISEW), che fu proposta per la prima volta da Herman Daly e John Cobb nel 1989, allo scopo di integrare l’informazione contenuta nel PIL. Partendo dal livello dei consumi, essi proposero alcuni aggiustamenti per tenere conto di questioni sociali (tipo di urbanizzazione, pendolarismo, spese per sanità ed istruzione) e problematiche ambientali (costi dell’inquinamento, danni ambientali di lungo periodo, esaurimento delle risorse). Il testo dimostra la praticabilità del calcolo dell’Isew attraverso alcuni casi di sua concreta applicazione.

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LINK UTILI: Retenergie

Classifica 23 – 29 marzo 2009

Ecco la classifica dei libri segnalati questa settimana (le segnalazioni dopo titolo).

Per commentare il singolo libro presente in classifica cliccaci sopra.

Per nuove segnalazioni di lettura vai QUI

  1. Il sonaglio di Andrea Camilleri 3
  2. La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano 3
  3. Tu, mio di Erri De Luca 2
  4. Il gioco dell’angelo di Carlos Ruiz Zafòn 2
  5. Il suggeritore di Donato Carrisi 2
  6. La ragazza che giocava con il fuoco di Stieg Larsson 2
  7. La regina dei castelli di carta di Stieg Larsson 2
  8. Uomini che odiano le donne di Stieg Larsson 2

Totale delle segnalazioni per questa settimana: 111